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Anna Maria Dall'Olio ha vinto il primo premio per la poesia inedita al "Garcia Lorca" di Torino con "Era Maria Fresu".


Anna Maria Dall'Olio è stata selezionata anche quest'anno dall'Agenda poetica Lietocolle, che sarà presentata a Milano nel mese di novembre ...Il testo è "M'abbevero".


3a classificata ex aequo Premio Internazionale GIOVANNI GRONCHI (sez. Autori distinti in più sezioni), 26 a edizione, Pontedera, 2012.

Miglior poesia per Concorso Letterario e di Poesia “... IN UNO SPECCHIO”, 6a edizione, anno 2012, per SIGNORI E SIGNORE, DORIAN GRAY.

"Per la sezione poesia inedita Anna Maria Dall'Olio ha vinto il Premio della Giuria nel Premio Internazionale di Arte e Letteratura "Il Bergamotto d'oro" (15a edizione), indetto dall'Accademia internazionale "G. Leopardi" di Reggio Calabria. Il riconoscimento alla poesia "Sempre proteso" (opera a tema:"L'importanza del bergamotto: salviamolo dall'estinzione").



"La cartolina che Michelangelo Camelliti, editore di Lietocolle, ha realizzato per la Pasqua e inviato ai noti poeti Cucchi e De Angelis.


Dietro la mia poesia "Giardino Sperimentale", ispirata ai fatti di Fukushima".



Anna Maria Dall'Olio.

Anna Maria Dall'Olio ha presentato a Firenze la sua silloge di poesie (27 Giugno 2012).

martedì 20 marzo 2012

Anna Maria Dall'Olio, l'intervista "a tu per tu".

Anna Maria Dall'Olio è un'autrice che consente di dialogare su tutto. Artista ed autrice di grande spessore e sensibilità, ha collezionato solo successi dal momento in cui ha deciso di portare su carta i propri pensieri, le proprie idee e la propria prospettiva di vita sotto forma di poesie in primis.

Apprezzata ed apprezzabile interprete che ha raccontato e continua a raccontare la vita, si racconta e ci racconta "a tu per tu", la propria vita.

Ciao Anna Maria,
grazie per questa ulteriore intervista e per la possibilità che fornisci al pubblico di conoscerti meglio e di apprezzare la tua sensibile intelligenza e produttività artistico - culturale.
So che tu sei anche un'insegnante oltre che un'autrice dalle spiccate doti artistiche. 
Come è iniziato il tuo percorso verso il mondo della scuola?
RISPOSTA:
Fino al fatidico 1995 che mi ha portato improvvisamente il ruolo in Lombardia (mercoledì pomeriggio il telegramma a Montecatini, lunedì mattina incarico a tempo indeterminato al Liceo Scientifico di Tradate) ho fatto una vita da provinciale di belle speranze e da precaria. Ecco perché i precari e le rivendicazioni sociali hanno tanto posto nella mia poesia. Scelsi la Facoltà di Lingue di Pisa, perché avevo attitudini per le lingue e la facoltà era notoriamente seria: a quei tempi non mi vedevo come insegnante, sognavo un lavoro che mi portasse in giro per il mondo. La realtà è stata in parte diversa: ho insegnato girando l’Italia. Devo ammettere che questo mestiere mi ha dato e mi ha “insegnato” molto: ero molto riservata, sono diventata estroversa. Insegnando la letteratura inglese, ho imparato le tecniche di scrittura e al Liceo Classico di Varese ho conosciuto Silvio Raffo, buon poeta contemporaneo. Poi, evidentemente, ho anche dato: dopo più di 10 anni ricevo giornalmente le dimostrazioni di stima e di affetto degli studenti lombardi di allora (anni 1995-2001).

Cosa ti permette di insegnare e di raccontare ai giovani studenti che frequentano la scuola dove tu insegni?
RISPOSTA:
Fragili come sono, i ragazzi sono molto abili a individuare le fragilità dei professori. Una cosa che non sopportano è quella di essere offesi e ingannati: dà loro molto fastidio anche l’ironia, che non capiscono e da cui perciò non sanno difendersi. Se invece uno si presenta così com’è, senza maschere, senza fronzoli, viene accettato più facilmente. Certo si deve essere sicuri di sé, convincenti. La mia è una materia comunicativa e, nei limiti delle loro possibilità, i ragazzi devono partecipare: se rifiutano il dialogo o si adeguano passivamente imparando tutto a memoria, l’insegnamento è un fallimento su tutta la linea. A distanza di anni mi hanno detto: “Lei era viva, gli altri ci facevano dormire.”

E' difficile, al giorno d'oggi, avvicinare i giovani alla cultura e in particolar modo alla poesia? Perché?

RISPOSTA:
Vorrei sfatare, almeno in parte, un mito. E’ vero, i giovani si trovano al centro di interessi che ruotano vorticosamente attorno a loro, frastornati da amici che amici non sono, a volte pure contesi da genitori divisi. Tuttavia, quando si trovano di fronte un adulto che fa della poesia una ”professione”, prima lo guardano come un animale raro: sanno che con la poesia non si diventa ricchi. Comunque, ti vedono entusiasta: si incuriosiscono, ti cercano su internet, ti trovano, leggono, fanno domande, vogliono che tu legga loro qualcosa. Per esperienza, so che sono fieri di un professore che fa “altro”. Addirittura, 2 anni fa durante la gita in Provenza la mia attuale quinta biologico è stata involontaria testimone della nascita di “Camarguefutura” (immagino la costruzione di una piattaforma petrolifera proprio alla foce del Rodano): recitai la poesia alla classe  subito prima di farlo ufficialmente a Milano e a Roma. Se funzionava con i ragazzi, e funzionò, figuriamoci con gli adulti.

Raccontaci del tuo percorso artistico - culturale, quando hai iniziato precisamente a scrivere?

RISPOSTA:
Per motivi di lavoro ho iniziato a scrivere dopo i 40 anni, quando sono tornata dalla Lombardia e subito dopo aver concluso il percorso della seconda laurea. Era la fine del 2004, quando a Pistoia (la mia città) ho conosciuto il bolognese Gianni Cascone, che mi ha introdotto al mondo della scrittura teatrale. Scrivere per il teatro contemporaneo è stato terribilmente impegnativo: i personaggi dei miei 3 drammi sono tutti fantasmi interiori e la parola, pluridimensionale, assume il massimo peso specifico. Non a caso una delle mie tematiche è la responsabilità sociale.

Hai iniziato col dedicarti alla poesia, un modo molto alto di esprimersi per un autore, benché alquanto difficile, e sei stata premiata, menzionata, a più riprese pubblicata e questa avventura continua splendidamente. Cosa ti trasmette la possibilità di scrivere "poesia"?

RISPOSTA:
La speranza di avvicinarmi a potenziali lettori, giovani e adulti, cosicché non dimentichino i problemi del nostro mondo: nell’epoca della globalizzazione nessuno è abbastanza lontano da essere trascurato. Nelle mie poesie parlo di fatti noti e meno noti con una forza e una solennità tali da scuotere le coscienze di chi legge o ascolta. L’ho verificato più di una volta nelle mie letture pubbliche. Anche Roberto Carifi è rimasto impressionato dai miei versi in una memorabile performance al termine della prima presentazione di “L’angoscia del pane”.

Raccontaci della nascita della tua raccolta di poesie più nota "Solo 10 poesie - L'angoscia del pane" (LietoColle). Come è nata e su quali temi l'hai impostata?
RISPOSTA:
Ero stata selezionata da Elio Pecora per l’”Agenda Poetica 2010”, edita da Lietocolle. L’agenda, dal titolo “L’Italia e la fatica di amarla”, era basata su poesie di tematica sociale. Un testo presente nella raccolta (“M’han sempre detto, emigra”, ispirata al terremoto dell’Aquila) era già un successo, perché andava ad affiancarsi a testi di poeti famosi, come Valerio Magrelli. Scorrendo il sito della Lietocolle, scoprii una collana di sole 10 poesie (all’epoca ne avevo scritte una ventina). Sapendo che la casa editrice avrebbe partecipato alla Fiera del Libro di Roma, decisi di partecipare all’evento. Portai il CD con le poesie allo stand della Lietocolle e l’allora direttrice editoriale, Diana Battaggia, mi congedò col più classico “Le faremo sapere”. Dopo 3 mesi, via email, arrivò la proposta di pubblicazione. Da allora sono un autore Lietocolle, nel senso che partecipo alle loro iniziative e alle loro letture pubbliche, compatibilmente col mio lavoro.

So che sei stata premiata in diversi concorsi letterari, per la tua grande sensibilità verso il popolo vietnamita e per la tua grande cultura artistica mondiale. Ma quale Paese attira maggiormente la tua attenzione e credi meriti di esser maggiormente contemplato?
RISPOSTA:
La cultura occidentale, anzi la cultura delle lingue più parlate in Europa, è stata finora “vincente”. Nessun revisionismo, né presente né futuro,  potrebbe negare questo dato di fatto. Presto il testimone passerà alla cultura cinese, ancor prima di quella indiana, purché venga data voce ad autori “veri”, che parlino di persone e non di cose, non quelli approvati da regimi totalitari. Noi occidentali siamo troppo scaltriti per non rendercene conto.

Se potessi offrire un Premio Nobel per la Letteratura, a chi lo daresti e perché?

RISPOSTA:
Dovrei assegnare il premio alla memoria, perché penso anzitutto a nomi del passato: Pasolini, Bukowski, Cummings, Borges. Anche Ungaretti (che ricordo benissimo in TV) e Pagliarani (che scoprii per caso proprio l’ultimo anno del liceo) mi hanno molto influenzato.

Grazie per la tua cortese disponibilità e complimenti per le tue numerose ed interessanti attività artistiche e professionali.


Tiziana Iaccarino.

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